Novi Sad tra politica e storia: il racconto “in un ostello”

Travel’s Tales oggi ospita con piacere il 2° post di viaggio di Highway to Khan, il team composto da 3 ragazzi piacentini che quest’anno partecipa al Mongol Rally. Di seguito il racconto scritto da Federico durante la permanenza in Serbia. Buona lettura!

L’hostel Sova di Novi Sad è un posto che viene spontaneo chiamare ‘casa’. Il proprietario, Miky, ha lavorato per anni in Romania e Italia, quindi parla un ottimo italiano senza inflessioni. Vedendoci entrare vestiti con le maglie gialle del Mongol Rally ci chiede se siamo boy scout. Sorvoliamo. Gli sberleffi continuano: “Ma si, 15 euro a persona per gli italiani non sono niente”, “Italiani brava gente”. Noi sappiamo di meritarcelo. Un serbo avrà per molto tempo il diritto di dirne di tutti i colori ad un italiano.

Quando Miky capisce che non siamo boy scout ma partecipiamo al Mongol Rally diventiamo ai suoi occhi un po’ più interessanti e inizia a farci qualche domanda. Dopo cena ci offre anche una vodkina e partono le prime disquisizioni su Tito. Dire che Miky è comunista sarebbe stupido. Qui non era chiaro cosa volesse dire prima dell’89, figuriamoci adesso. Semplicemente mi ha colpito l’affermazione: “la Jugoslavia era un bel paesetto, e ora guarda…”. Per uno spettatore esterno forse può sembrare sacrosanto che ogni popolo abbia un suo governo e un suo stato. Ma qua la realtà dei fatti è che la popolazione dell’ex-jugoslavia era talmente mischiata che imponendo dei confini politici a tavolino si sono solamente sottolineate le differenze, l’odio razziale e religioso.

Guardando la tv, nel ’99, Miky ha sentito che Novi Sad era stato scelto come punto strategico da bombardare, per tagliare la testa alla Serbia. Cinque minuti dopo: le sirene, e i primi aerei. Gli aerei che partivano dall’Italia, anche da San Damiano (la nostra base autoctona, vicino a Piacenza). Ci ha raccontato di quei 60 giorni di bombardamenti su Novi Sad. E con il clima che si faceva più pesante, siamo andati a letto.

Il giorno dopo, volentieri si è fatto fare una video intervista. La inserirò nel montaggio di tutto il viaggio. Dico solo che mi ha dato il filo conduttore del film!

Io sono sinceramente internazionalista, e di sicuro non ammiro l’operato del nostro D’Alema. Quindi gli ho molto sinceramente chiesto se i serbi portano del rancore verso l’Italia. E a parte le prese per il culo tipo “italiani brava gente”, dice che guardando Rai 1, nel ’99, aveva visto molta gente protestare davanti alle basi militari, e politici dire che forse con aiuti economici e politici si poteva risolvere diversamente la questione del Kosovo, che uccidere i bambini dei serbi non cancella le fosse comuni. Con i caccia bombardieri, sul fuoco viene versata una bella dose di benzina. Miky non ha rancore per gli italiani, ha visto che il popolo sa ragionare con la sua testa. Che non è la stessa con cui ragiona la Nato.

Nel suo ostello Miky ha creato un altro mondo possibile. Ha detto che per ora ha ricevuto persone di 260 nazionalità. Con poche regole: l’anti-fascismo, e se non si è d’accordo non si litiga su politica.

Miky ha viaggiato e pensa che nel viaggio, nel confronto tra persone diverse, nasca la tolleranza, l’accettazione. Chi vive nel proprio paesino tutta la vita se la prende anche con le città vicine, per le piccole differenze nelle abitudini quotidiane magari. Invece viaggiando, si scopre che nonostante i modi diversi di vivere, le persone ridono e piangono per le stesse cose. Parole sue. Che dire di più. Il film ce l’ho! Posso anche tornare a casa…

Alla sera ci stupisce la vitalità della vita notturna di Novi Sad, e quando rientriamo tardi Miky ci saluta con parole profetiche: “Mi sa che in Mongolia non ci arrivate”. Staremo a vedere.

La mattina dopo, salendo sulla macchina, ci mettiamo a chiacchierare con Vladimir. Serbo, vive a Como ed esulta con noi perché a Milano il vento è cambiato. Ci racconta che sul confine col Kosovo ci sono state tensioni, e sta intervenendo la Nato. I giornali confermano.

Forse le bombe non sono state proprio risolutive. Facciamo 200 metri. E siamo già ad Istanbul! Il “suk” di Novi Sad ha sapore d’oriente. Facciamo il pieno di lamponi e more e salpiamo verso la Bulgaria.

Novi Sad tra politica e storia: il racconto “in un ostello” ultima modifica: 2011-08-02T08:26:08+00:00 da Guest Post

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