Un viaggio tra Phillip Island e Melbourne

Concluso il week-end della MotoGP, ho iniziato lunedì scorso la mia settimana di totale libertà a Melbourne, durata sino a venerdì 21 ottobre, giorno della partenza per Milano. Cinque giorni per l’esattezza, vissuti con totale tranquillità, approfittando della primavera australiana e scoprendo i piatti di alcune cucine tra quelle dei 150 paesi di tutto il mondo rappresentati in città. Facendo però un passo indietro, merita di essere raccontata la mia giornata on the road da Phillip Island alla capitale dello stato di Victoria.

Prologo a Phillip Island

Come avevo organizzato nei pochi momenti liberi dei giorni precedenti (tra scatti in pista, organizzazione delle interviste e il resto), lunedì sono partito dall’hotel alle dieci circa con l’intenzione di girare Phillip Island, visitando le due riserve che mi ero prefissato: la Penguins Parade e il Koala Recreation Centre.
Arrivato alla Penguins Parade con poche informazioni al riguardo, ho scoperto che… i pinguini sarebbero arrivati sulla spiaggia soltanto la sera (alle 20 per l’esattezza) e che di conseguenza mi sarei perso l’emozionante spettacolo di vedere arrivarli in spiaggia (per chi fosse interessato a visitare la Penguins Parade, controllate sempre sul sito l’orario di arrivo dei pinguini o chiamate direttamente il centro). Pazienza, la magra consolazione è stata la visione dell’unico esemplare di Pinguino presente al centro che quella mattina era intento a covare un uovo.

Il viaggio nella ventosa mattinata di Phillip Island è proseguito con qualche sosta tra le spiagge dell’isola, come quella splendida dove ho camminato per una mezz’oretta tra sabbia e scogli.

Verso l’ora di pranzo sono dunque arrivato al Koala Recreation Centre (saltando the Nobbies, altra area faunistica dove si trovano le foche e che ugualmente facile da raggiungere percorrendo in circolo l’isola tramite la M420). Qui sono riuscito a vedere alcuni magnifici esemplari di koala (che per la cronaca sono stati portati qui dall’uomo, non sono stati presenti originariamente sull’isola) “appollaiati” sugli alberi di eucalipto intenti a dormire o a sbadigliare : ). Assieme a loro ho incrociato anche i mitici wallabies, nascosti tra un cespuglio e le piante della riserva (attenzione ad avvicinarsi troppo, gli wallabies sono giustamente impauriti dalla presenza dell’uomo e potrebbero riservarvi qualche scherzetto).

Salutati i bei koala mi sono messo in viaggio verso Melbourne, fermandomi durante il viaggio a fotografare questa bella Ford del 19.., apparentemente abbandonata all’interno di un garage.

Alla media 90 km/h (i limiti di velocità sono piuttosto bassi, anche in autostrada), sono giunto dopo un paio d’ore all’aeroporto di Melbourne dove ho riconsegnato la macchina. Qui ho deciso di prendere un taxi per andare al mio hotel in St. Kilda Road. Pessima idea dettata dalla stanchezza: costo di 60 dollari (circa 45 euro) che avrei potuto evitare utilizzando Skybus. La compagnia, infatti, percorre la tratta dall’aeroporto alla Southern Cross station, nella city di Melbourne ad un prezzo di circa 20 euro a/r.

Discovering Melbourne

Scoprire Melbourne a piedi e con i tram che servono la città è piuttosto semplice. Il centro città (il city precinct) è facilmente percorribile a piedi e con il Circle tram gratuito, mentre per raggiungere gli altri quartieri si possono prendere i rapidi tram a “carreggiata dedicata” che con i 7 dollari del daily ticket garantiscono di girare sino alle 24.00 in tutta le zone della città.

Il city precinct è il quartiere degli affari di Melbourne, il primo ad essersi sviluppato dalla fondazione della città e che è costituito da alcuni degli edifici storici come il parlamento di Victoria, il tribunale e vie caratteristiche come Little Bourke Street, cuore della Melbourne cinese e Swanston Street, vicina all’omonima stazione e dove nei giorni della mia permanenza era in atto #OccupyMelbourne, che nella scia di Occupy Wall Street critica e cerca di scardinare i principi della globalizzazione.

Ciò nonostante, a mio avviso la city odierna non è il quartiere più interessante della città: banale, per nulla “caratteristico” e senza quel “genius loci” che ne garantirebbe una certa identità specifica. Rimane comunque bello da ammirare dal quartiere di Southbank, l’area posta sull’altra riva del fiume Yarra (dove si trova tra l’altro il grattacielo l’Eureka Tower di 297 metri) in cui i cittadini di Melbourne passano le serate sul lungo fiume, mangiando un boccone e ascoltando alcuni musicisti di strada.

I quartieri veramente meritevoli di Melbourne sono in primis Fitzroy, che si estende tra Johnston Street (storicamente legata alla presenza di immigrati spagnoli) e Brunswick Street, quest’ultima particolarmente “alternativa” e ricca di negozi di musica, libri, abbigliamento e bar ideali a hipster e giovani professionisti. Oltre a questo aspetto, va notata l’estetica e l’architettura di questi isolati con la presenza di alcuni graffiti e le abitazioni, figlie dell’Impero britannico ed evoluzione aussie delle case a schiera inglesi.

Nel quartiere di Carlton, dove è tra l’altro presente un magnifico parco con al centro il Melbourne Museum, si trova Lygon Street, la via degli italiani. Un po’ meno bella e autentica, ma comunque colorata e ovviamente contraddistinta dai molti ristoranti italiani, dalle gelaterie, le botteghe e dalla lingua nostrana ben visibile nelle insegne e udibile da chi passa di lì.

Attraversando il fiume Yarra tramite Church Street si arriva a Chapel Street, la lunghissima via che attraversando il quartiere di South Yarra si caratterizza per i numerosi bar che animano la vita notturna della città e che, durante il giorno, ospita numerosi negozi tra cui il magnifico Chapel Street Bazaar Antiques, un negozio di memorabilia di ogni tipo (dai vinili dei Beatles, alle porcellane che celebrano l’Impero e a giochi in latta degli anni 60’). Camminando ancora più a sud si arriva a Balaclava e poi a St. Kilda, il quartiere che nella sua area più vicina all’oceano si definisce con un’anima un po’ freak, che per certi versi mi fa ricordare la Venice Beach vista nei film e telefilm di Hollywood. Parlo in particolare di Acland Street, anch’essa ricca di locali dove mangiare e bere sia di sera che di giorno, specialmente con un bel sole e dopo una mattinata passata alla vicina spiaggia (dove già a metà ottobre, complice i 30 gradi, la gente inizia a fare il bagno).

In sostanza Melbourne, che nel 2011 è al primo posto tra le città più vivibili al mondo, merita a mio avviso di essere visitata, ma soltanto all’interno di un itinerario turistico o di viaggio che includa altre mete come la Ocean road e i dodici apostoli. Al di fuori dell’architettura e dell’aspetto urbanistico, la città offre una grandissima varietà di culture (150 i paesi rappresentati tramite gli emigrati e i loro figli), che si traduce in una grandissima varietà di cucine. A Melbourne, infatti, ho sempre mangiato molto bene: cinese, giapponese, “inglese”, italiano (da Mercadante Woodfired Pizzeria), con sapori ed odori che i migranti al di fuori dal paese di origine riescono a riprodurre, grazie anche la facilità odierna di distribuzione dei cibi e degli ingredienti. A questo riguardo va citato senz’altro il Queen Victoria Market, a nord della City, dove è possibile trovare frutta, verdura, carne di ottima qualità e altri beni non alimentari e mangiare i prodotti presso lo stesso mercato. Camminando tra le bancarelle si percepisce effettivamente l’ottima reputazione del mercato, ben in ordine ma pur sempre distinto dai classici personaggi “urlatori” di questi posti, dove le merci in vista, in particolare arance (ottime, da far concorrenza con le nostre siciliane), banane e verdure locali fanno venire l’acquolina in bocca.

In conclusione, Melbourne viene promossa a pieni voti per l’esperienza gastronomica: pur non essendo un foodie, in città ho trovato cibi e cucine ciò che non ti aspetti propriamente da un luogo in cui la cultura di riferimento è anglosassone. A proposito, faccio una piccola riflessione sul fatto che tutte le etnie presenti in Australia sono a primo impatto poco rappresentate in televisione, in contrasto quindi con la vita reale delle città dove sui mezzi pubblici e per strada si incontrano facce e colori di tutto il mondo; pur non essendoci grosse problematiche etniche visibili e comprensibili camminando e viaggiando nello stato di Victoria, è certo che in TV sono i bianchi, anglosassoni e protestanti ad essere rappresentati in maniera assolutamente maggioritaria. Un argomento che andrebbe approfondito con maggiore dettaglio.

Concludo il post ricordando e rendendo onore a Marco Simoncelli, pilota di MotoGP e uomo venuto a mancare questa mattina durante la gara che si stava disputando a Sepang, Malesia, proprio mentre ero intento a scrivere questo pezzo per Travel’s Tales. Un abbraccio Campione.

Guest post di Matteo

Un viaggio tra Phillip Island e Melbourne ultima modifica: 2011-10-23T21:12:22+00:00 da Guest Post

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1 comment

  1. Bel post, leggendolo mi hai ricordato del nostro RTW trip e della bella Mebourne. Io veramente penso che assieme a Sydney e’ una delle citta’piu’ belle dell’Australia: divertimento notturno, sole e mare. L’unica cosa che purtroppo manca e’ un po’ di storia ma si sa’, e’ una citta’ di recente costruzione e non possiamo di certo aspettarci di trovare dei resti romani!! Un posto particolare che mi e’ piaciuto a Melbourne e’ la zona dei graffiti (splendidi ed originali).
    A presto Chris