Artigianato e Palazzo a Firenze

Artigianato e Palazzo a Firenze è stato un mix di esperienze che per un paio di giorni mi hanno letteralmente inebriata mostrandomi l’Italia che vorrei: creativa, orgogliosa e fatta (anche) di mestieri antichi che non devono andare perduti.

Nel contesto di una location d’eccezione come Giardino Corsini mi sono ritrovata ad ammirare quegli artisti della pietra, del legno, dei metalli, del vetro e dei tessuti che ancora oggi praticano mestieri ormai inconsueti e quasi dimenticati. Fin dal primo giorno di mostra mi sono resa conto di quanto sia straordinaria la maestria e l’entusiasmo con cui questi artigiani lavorano.

Artigianato e Palazzo Firenze

Verrebbe da domandarsi: “Chi sono loro se non semplici uomini e donne che realizzano prodotti artigianali?“. Il punto è proprio questo: sono artisti che creano un qualcosa di unico e di valore. L’artigianato è un’arte, è storytelling e significa “unicità del prodotto”. 

 

 

Durante Artigianato e Palazzo ho vissuto un’esperienza straordinaria grazie alla quale è stato possibile (ri)scoprire l’artigianato vero, quello made in Italy, quello di lavori autentici realizzati da mani laboriose ed esperte, quello che nasce da una passione e ha una propria storia fatta spesso di sacrificio e certamente di tradizioni da voler portare avanti.

In quell’occasione ho avuto modo di conoscere da vicino questa realtà e incontrare molti artigiani italiani, alcuni anche molto giovani e talentuosi, e ho imparato molte cose.

Come ad esempio intrecciare fili di legno per realizzare un cestino. Uno dei primi incontri alla mostra infatti è stata lei, Margherita, che con movimenti agili e sapienti delle dita creava ceste, cestini e cestelli in vimini. Inutile dire che mi è bastato guardarla per farmi incantare ad osservarla, e poco dopo ero già con i legni in mano per cimentarmi nella sua arte seguendo un breve corso di cesteria.

Artigianato e Palazzo Firenze

 

 

Un altro incontro che attendevo con ansia è stato quello con Fabriano – Carta Italiana dal 1264, che quest’anno compie il suo 750+1 anniversario. Durante la visita alla “bottega” ho conosciuto il mastro cartaio Sandro Tiberi, il quale con una pazienza infinita per le 4 giornate di mostra ha continuato a raccontare a tutti i visitatori come si crea un foglio di carta, sempre col sorriso stampato sulla faccia, sempre con la disponibilità di chi vuole far conoscere il suo mondo. Una vera e propria storia d’amore che nasce dalla cellulosa di cotone e si finalizza in un foglio bianco firmato Fabriano. Ovviamente, il tutto non poteva non essere filmato!

E ancora, passando tra i vari stand degli artigiani, ho scoperto da Giulia di Pamphile l’esistenza della tecnica della trama lanciata.

 

 

Da Piedàterre Venezia ho imparato che si possono realizzare delle bellissime scarpe utilizzando materiali di scarto, come sacchi di cartone, ruote di bicicletta e gomma riciclata, e trasformarli in scarpe friulane e in stile 700 veneziano in lino, velluto e tessuti antichi. È stato davvero interessante parlare con Massimo mentre era all’opera nel lavorare sulla tomaia, affiancato da Cristina che cuciva le scarpe a mano.

 

 

Dal cesellatore Stefano Vigni ho capito che a volte un prodotto artigianale può non avere un prezzo, piuttosto un valore. Come ad esempio la riproduzione della piastrella della Creazione del Battistero di Firenze alla quale stava lavorando ormai da un paio di mesi, e ancora da ultimare con la cesellatura in varie parti. Un lavoro minuzioso, lungo e delicato. Io lo sintetizzerei definendolo una vera Arte.

Artigianato e Palazzo Firenze

Se però mi chiedete di dirvi chi è stato l’artigiano che mi ha conquistata tra tutti quelli di Artigianato e Palazzo vi dico Gabriele Pici, uno dei 10 giovani artigiani presenti alla mostra, che ha portato a Giardino Corsini la sua arte, quella salentina della lavorazione della pietra leccese scolpita a mano. Complementi d’arredo come lampade, vassoi e porta candele regalavano un trionfo di bianco e di luci calde ogni volta che passavo davanti al suo stand. Abbiamo parlato, gli ho chiesto in cosa consiste il suo mestiere e mi sono fatta raccontare la sua storia.

Mi ha detto che si è avvicinato all’arte dello scolpire quasi per caso, 15 anni fa. Adesso di anni ne ha un paio più di me, 35, e quella pietra calcarea sa plasmarla come fosse la cosa più naturale del mondo. Ma al tempo no. Mi ha raccontato che la sua passione per questo materiale è nata nel laboratorio salentino di un artigiano che gli ha insegnato il mestiere. Oggi Gabriele ha una confidenza tale con questa pietra da lavorare direttamente sul blocco, senza schizzi su carta o progetti. Trae ispirazione dalla natura e crea una natura seconda che rispecchia il suo modo di vivere quella reale, lavorando col solo ausilio delle mani e di scalpelli, rendendo quindi ogni prodotto unico.

Da questa esperienza ho voluto portare a casa anche un pezzo d’artigianato unico creato da Gabriele Pici: una lampada in pietra leccese, un oggetto che ho amato dal primo momento in cui l’ho visto e che adesso è solo mio!

lampada pietra leccese

È proprio questa l’Italia che vorrei: quella delle tradizioni che non vengono messe in un cassetto ma che vengono tramandate e portate avanti con orgoglio e entusiasmo; quella dei giovani che, nonostante il panorama attuale del lavoro, oggi stingono in mano un mestiere che nasce da una passione; quella di un paese che sa produrre valore e “cose belle” grazie al lavoro di mani laboriose che, solo ad osservale, regala una lezione di vita.

 

Artigianato e Palazzo a Firenze ultima modifica: 2015-05-19T13:01:26+00:00 da Francesca Turchi

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